Eleonora d'Arborea
Eleonora D’Arborea è la più significativa delle figure femminili della storia italiana tanto da ispirare per secoli la fioritura di leggende sulla sua vita e sul suo operato ed è stata paragonata a Giovanna d’Arco. Poche invece le notizie storiche sul suo Giudicato.
Figlia di Mariano IV nacque tra il 1340 e il 1342, divenne sposa del genovese Brancaleone Doria e fu giudicessa D’Arborea dal 1383 all’anno della morte 1404. Osteggiò con tutte le sue forze le armi spagnole che miravano all’occupazione dell’isola e fu l’artefice di alleanze varie oltre che di rivendicazioni di un’autonomia di tutta l’isola unificata contro l’invasore. Ma se scarsi furono i risultati di quest’opera unificatrice la sua fama è legata alla “Carta de Logu” un codice delle leggi del Giudicato, in lingua sarda, esteso poi a tutta la Sardegna, che compendia una delle forme più evolute della scienza giuridica medioevale.
La “Carta” rappresenta la sintesi di un’idea di stato certamente “sardo” e di derivazione romana, ma è comunque molto simile alle proposte che si studiavano nelle più famose università d’Europa.
Storici recenti hanno messo in evidenza la modernità della “Carta” ed hanno sottolineato la considerazione in essa della condizione femminile con norme di attualità sorprendenti. Quali per esempio la comunione dei beni nel matrimonio e la libertà della donna di accettare o rifiutare il matrimonio riparatore a seguito di violenza carnale subita. Addirittura, per la prima volta in Italia veniva riconosciuta ai servi la personalità giuridica.
La “Carta de Logu”, tre codici, uno civile, uno penale e un codice rurale, comprende 198 capitoli. Principi giuridici moderni, pluralità di gradi di giudizio, attenzione al territorio e all’ambiente sono alcune tra le caratteristiche che la rendono veramente innovativa.
Basti pensare che, pur con alcune piccole modifiche la “Carta” sopravvisse fino all’emanazione del codice di Carlo Felice nell’aprile del 1817.